Festival Violoncellistico Internazionale “Alfredo Piatti”

29 Ottobre 2022 Iniziative Commenti
Alcune interessanti chiacchiere con la musicologa Annalisa Barzanò in occasione del Bicentenario della nascita del violoncellista e compositore bergamasco

Annalisa, molti bergamaschi avranno sicuramente sentito parlare di Alfredo Piatti, altri non hanno la minima idea di chi sia. Ce lo vuoi delineare in breve?

Alfredo Piatti nacque in Borgo Canale, nel 1822, a pochi passi dalla casa natale di Gaetano Donizetti (amico di suo padre). In casa sua erano tutti musicisti e al piccolo Alfredo fu lasciata la possibilità solo di scegliere a quale strumento dedicarsi. Imparò a suonare il violoncello così come avrebbe potuto imparare a fare il falegname, stando "a bottega" da un prozio violoncellista che se lo portava sempre dietro quando suonava (anche in teatro, fino a mezzanotte, quando era ancora un bambino di sei anni!). Poi il prozio morì e il piccolo Alfredo fu mandato a studiare in Conservatorio a Milano. Finiti gli studi, iniziò una brillante carriera, che lo portò prima a fare un tour di concerti in tutta Europa e poi a stabilirsi definitivamente a Londra (a soli ventiquattro anni). Qui, dove è tuttora considerato il più importante violoncellista dell'età vittoriana, rimase praticamente tutta la vita, dando concerti, componendo e insegnando alla Royal Academy of Music (la cattedra di violoncello della Royal Academy si chiama proprio "Alfredo Piatti chair"). Compose molti pezzi per violoncello e orchestra, per violoncello e pianoforte, per voce con accompagnamento di violoncello e pianoforte. La caratteristica dei suoi pezzi è che sono tutti molto difficili da suonare, perché lui era così bravo che anche le cose più ardue gli sembravano facilissime. Nel 1868 si comprò una villa a Cadenabbia, sul lago di Como, dove, da allora in poi, trascorse sempre le vacanze con la famiglia. Negli ultimi anni della sua vita visse a Mozzo, in casa del genero Carlo Lochis, dove morì nel 1901, a 79 anni, e dove si trova oggi la sua tomba. Oltre alla musica, amava la pittura, la letteratura, il tennis, il gioco delle bocce e i cani.

FOTO DI PIATTI CON CANE. RITRATTO DI ARTHUR CLAY

Piatti è famoso tra i violoncellisti per i suoi Dodici Capricci, brani virtuosi al pari di quelli di Paganini. Bisogna quindi sudare freddo per impararli! L'è düra! :-) Il vostro Festival ha ospitato qualche anno fa un violoncellista australiano che li ha suonati tutti in una volta: Richard Narroway. Un'occasione imperdibile per ascoltare questi brani meravigliosi! Come siete riusciti ad acchiappare questa chicca?

A dire il vero è stato Richard Narroway a cercare me. Aveva letto il mio libro su Piatti e, trovandosi in Italia per un viaggio di studio nel luglio del 2019, mi ha contattato online perché desiderava conoscermi. Quando l'ho sentito suonare i Capricci, ho deciso che non potevamo perdere l'occasione di farglieli suonare in Sala Piatti. Devo dire che, in vita mia, non ho mai visto un violoncellista che al termine di un concerto fosse più felice… e più sudato! Poveretto, la Sala Piatti in luglio è un vero forno! Ci ha promesso di tornare da noi la prossima volta che passa per l'Europa e noi siamo, ovviamente, pronti ad accoglierlo di nuovo.

Un ospite fisso in Sala Piatti, oserei dire "ad honorem", è il grandissimo Giovanni Sollima, virtuoso del violoncello sulla scena internazionale ormai da tantissimi anni e che tutto il mondo ci invidia non poco :-) . Ci racconti il vostro sodalizio?

Andrea Bergamelli, il direttore artistico dell'Associazione "Alfredo Piatti" (l'Associazione che organizza il Festival Violoncellistico), è stato allievo di Giovanni Sollima, una persona davvero speciale che, come Alfredo Piatti, è un grandissimo interprete e nello stesso tempo anche un grandissimo compositore. È speciale non solo come musicista, ma anche come uomo: una persona molto alla mano e molto disponibile, anche se spesso… un po' travolto dagli impegni. Siamo fortunati perché la Sala Piatti gli piace per la sua acustica praticamente perfetta e, appena riesce, ci torna volentieri.

Ogni anno, nel mese di Novembre, proponete presso la Sala Piatti di Città Alta il Festival Violoncellistico internazionale "A. Piatti", dove il pubblico può assistere a concerti domenicali di violoncellisti di grande rilievo. Vige la mitica "regola" che debba essere suonato almeno un pezzo del compositore orobico. Ci puoi dire qualche nome illustre che ha avuto l'onore di ospitare?

Oltre a Sollima, ospitiamo con una certa regolarità anche Antonio Meneses (che quest'anno sarà con noi il 13 novembre e che è presidente onorario dell'Associazione Alfredo Piatti), ma abbiamo ospitato anche David Geringas o Frans Helmerson. Abbiamo poi avuto altri violoncellisti che sono venuti da noi quando erano "promesse del violoncello" e poi hanno avuto una carriera molto brillante, come Umberto Clerici, Giovanni Gnocchi, Miriam Prandi

Anche il direttore artistico del Festival, Andrea Bergamelli, è, come dicevi, un violoncellista. Che cosa ne pensa dell'inserimento in cartellone di giovani leve?

Andrea è sempre molto favorevole a dare spazio alle nuove leve. Non solo ai giovani interpreti, ma anche ai giovani compositori di cui spesso presentiamo brani che il pubblico non ha mai ascoltato. I giovani interpreti che hanno suonato al Festival spesso hanno scoperto con stupore che Alfredo Piatti non ha composto solo i Capricci (i Capricci li conoscono tutti perché in tutto il mondo sono pezzi obbligatori o durante il percorso di studi o per concorsi e audizioni) e poi li hanno tenuti in repertorio perché ne hanno apprezzato la grande bellezza.

Qual è il tuo ruolo nell'organizzazione del Festival?

Alfredo Piatti è stato l'argomento della mia tesi di laurea in Musicologia e, dopo la tesi, ho continuato (e continuo tuttora) a cercare notizie su di lui e sulle sue composizioni. Ho fatto il catalogo delle sue opere, ricostruito i programmi di un migliaio di suoi concerti, scritto libri su di lui, partecipato a convegni parlando di lui... Insomma, all'interno dell'Associazione Alfredo Piatti, sono la persona che conosce meglio vita, morte e miracoli di Alfredo Piatti. Per il Festival, come musicologa, suggerisco agli interpreti quali pezzi di Piatti scegliere, scrivo le note di sala per i concerti ma, come tutti gli altri membri dell'Associazione, mi dedico anche ad altre attività necessarie, come gestire la comunicazione, soprattutto online, cercare i fondi necessari per l'organizzazione del Festival, accogliere il pubblico in sala e, quando serve, anche vendere i biglietti ai concerti o… dare una caramella a chi ha un attacco di tosse durante il concerto :-).

Curiosità: tu sei una pianista, ma hai un'enorme passione per il violoncello. Come mai questo tuo attaccamento proprio a questo strumento?

Da ragazzina, essendo molto appassionata di musica classica, spesso frequentavo la Sala Piatti. Alfredo Piatti mi guardava dal suo ritratto, con il suo sguardo serio e tranquillo, e mi sembrava un nonno, contento che io lo andassi a trovare a casa sua. Quando, a Musicologia, sono arrivata a dover scegliere l'argomento della tesi, il professore a cui mi sono rivolta, un violoncellista, saputo che ero di Bergamo, mi ha chiesto: "Perché non fa una tesi su Piatti?". Mi è sembrata una buona idea e ho iniziato subito il lavoro, felice di approfondire la mia conoscenza con una persona che mi era già familiare. A dire il vero, non mi immaginavo nemmeno che per il mio lavoro mi sarei trovata a girare per tutta l'Europa, ma la cosa non mi è affatto dispiaciuta. Da allora, ho incrociato sulla mia strada moltissimi violoncellisti che, uno dopo l'altro, sono diventati il mio mondo. Il mio pianoforte non è per niente geloso della cosa, Anzi, ogni tanto ho la sensazione che anche a lui faccia piacere avere in casa qualche violoncello con cui fare quattro chiacchiere.

Quest'anno ricorrono i duecento anni dalla nascita di Piatti (1822-2022). Avete preparato un programma molto interessante, che aprirà le porte della Sala Piatti domenica 6 novembre, per poi proseguire ogni fine settimana fino al 27. Ci vuoi svelare qualcosa?

Il cartellone del Festival quest'anno riprende l'impostazione che lo caratterizza da sempre: dare al pubblico la possibilità di scoprire qualcosa di nuovo, di risentire qualcosa di noto, ma che è sempre bello riascoltare, e soprattutto la possibilità di conoscere qualche compositore nuovo (oltre ad Alfredo Piatti, ovviamente). In particolare, quest'anno, il concerto del 20 novembre, proporrà ai bergamaschi anche un compositore a Km 0: Daniele Ghisi (nato a Trescore Balneario). E credo che per molti sarà davvero una bella sorpresa… Il 6 proporremo una Sonata di Louise Farrenc, la prima donna assunta come insegnante al Conservatorio di Parigi. Avremo poi il piacere di ospitare la giovanissima e bravissima violoncellista Erica Piccotti, che chiuderà il Festival il 27.

Ed ecco le "Bergamodomande"…
Se Piatti non fosse nato in Borgo Canale, dove lo avresti collocato all'interno della provincia bergamasca in base alle sue caratteristiche musicali?

Certamente si sarebbe trovato bene a San Pellegrino, non per ragioni musicali ma perché, quando era in vacanza, gli piaceva molto andare alla Terme.

Un aneddoto sulla vita bergamasca di Piatti?

Un giorno, da piccolo, mentre andava da casa sua (in Borgo Canale) a quella del suo maestro (in Piazza Mercato del Fieno), si fermò a giocare a biglie con altri bambini. Per farlo, appoggiò il violoncello al muro, in un angolo. Durante la partita i bimbi cominciarono a litigare e… il violoncello fu usato come arma. Il risultato fu un bambino con un bernoccolo sulla testa e un violoncello con il fondo rotto. Il piccolo Alfredo sapeva bene come sarebbe stato accolto a casa presentandosi con il violoncello sfondato e disse tante "Ave Marie" lungo la strada chiedendo alla Madonna che suo padre non lo picchiasse, ma… fu malmenato lo stesso.

Detto fra noi…ma Piatti, secondo te, preferiva i casonsèi o gli scarpinòcc? :-)

A dire il vero, cosa preferisse non ne ho idea ma so che, quando veniva a Bergamo, gli piaceva andare con gli amici a mangiare al "Giardinetto", un ristorante che adesso non c'è più e che si trovava sui colli in Città Alta, immerso nel verde. A Londra, invece, appena arrivato dall'Italia, mangiava nello stesso ristorante dove andava a mangiare Mazzini… ma questa è un'altra storia.

Ti ringrazio molto per aver accettato la nostra intervista!

Grazie a te. Ci vediamo in Sala Piatti.


Potete trovare i dettagli sul Festival violoncellistico internazionale "Alfredo Piatti" sul sito dell'Associazione Alfredo Piatti: https://www.alfredopiatti.it/
Facebook: Festival Violoncellistico Internazionale Alfredo Piatti

Intervista fatta da Arianna Trusgnach per Chèi de Bèrghem

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