Antonio Iorio, un regista de Bèrghem

01 Aprile 2023 Artisti Commenti
Scopriamo un talento bergamasco che ha fatto dell'antropologia orobica uno dei suoi leitmotiv

Senti, Antonio: durante la chiusura delle regioni a causa del Covid, ho pianto non so quante volte a vedere il video Rinascerò, Rinascerai pensando alle sofferenze di Bergamo e a tutti i miei amici bergamaschi che non potevo vedere perché bloccata in Friuli. Ora vengo a scoprire che la causa delle mie lacrime emozionali era dovuta non solo a Roby Facchinetti e Stefano D'Orazio, gli autori della canzone, ma anche alle tue immagini. Sei tu che hai fatto il video e la domanda mi giunge spontanea: quali emozioni hai provato tu mentre lo montavi?

Vai subito al sodo! Come inizio non c'è male, chissà le prossime domande... :-)
Interno studio Orion: metà mattinata; un vocale di Daniele Vavassori, in arte Ol Vava, mi comunica che sta arrangiando i cori di Roby, il quale sta lavorando a una sua canzone scaturita dall'apocalisse che stiamo vivendo (poco più di mille giorni fa…). Mi chiede disponibilità immediata per la produzione del video. Un'iniezione di adrenalina!!!
Tutti noi bergamaschi eravamo sotto shock, l'Italia intera si trovava in pieno lockdown, le tragedie e le morti provocavano ferite che, ancora oggi a pensarci, sono laceranti. Insomma, diciamo che essere coinvolto in un progetto così importante (e con un nobile scopo scritto nei titoli di coda) è stata la "chiamata" a risvegliarci dalla paura che stavamo vivendo.
Lo montammo in tre giorni consecutivi: il giorno montava mia moglie Elisabetta e di notte intervenivo io, seguendo le indicazioni del Vava e di Roby.
È stato un lavoro a otto mani. Abbiamo trovato delle immagini mozzafiato di Bergamo realizzate da dronisti e videomaker meravigliosi. Abbiamo dovuto gestire una valanga di immagini e fotografie dei nostri infermieri e dottori. Nel frattempo febbrilmente anche l'audio veniva mixato. Insomma, abbiamo vissuto dei momenti indescrivibili. Il video è uscito il giorno del mio 40° compleanno. Il turbine di emozioni si è concluso così per me.

Tu sei il regista di personaggi importanti. Tra i tanti ricordiamo il nostro Vava77 e gli Africa Unite. Secondo te, se dovessi chiedere loro una tua descrizione dal punto di vista caratteriale e lavorativo, come ti delineerebbero?

Dovresti chiederlo a loro !!!
Ho collaborato con Daniele per tanti anni…avevamo un rapporto simbiotico. Siamo partiti con una telecamera solo io e lui. Dopo sette/otto anni eravamo una piccola succursale di "Bollywood" :) con droni, due o tre telecamere, carrelli, gimball e una volta persino l'elicottero! Ci siamo scambiati come per osmosi le nostre competenze e soprattutto, grazie a lui, ho potuto migliorare la mia conoscenza del dialetto bergamasco.
Credo si possa dire che ho assistito all'evoluzione di un poliedrico artista: il "Fiorello " bergamasco, un eccellente showman, che spesso mi chiamava "La sua macchina da guerra" oppure il suo "braccio destro", quindi credo che direbbe ciò di me…
Per ciò che riguarda gli Africa Unite, eh beh…loro sono la Storia del Reggae e del Dub in Italia. Ho avuto l'immenso onore di produrre e dirigere lo show per il concerto live del loro 40° compleanno: la regia più bella della mia vita.
Credo che loro mi delineerebbero per come è stato il nostro rapporto professionale: Madaski Bunna e Papa Nico mi hanno dato carta bianca e il mio studio ha realizzato i loro desideri, perché nello spettacolo, quando i professionisti lavorano con i veri professionisti, c'è un corretto equilibrio tra tensione e gioco e tento sempre di rimanere sul filo del rasoio. Non è facile.

Se ti dico "Umbria Jazz", tu cosa mi rispondi?

Faccio parte della meravigliosa famiglia che si occupa dei live show all'Arena Santa Giuliana a Perugia. Dirigo in diretta le riprese televisive che vanno sui maxischermi.
Umbria Jazz è qualcosa di monumentale, è uno dei festival jazz più importanti del mondo. Io sono a capo delle riprese video, con un team d'eccellenza, e ho il privilegio di collaborare con un'organizzazione capillare precisa e molto professionale.
Come regista è un onore poter aver a che fare con l'entourage dei grandi artisti che calcano questo palcoscenico e veramente tutti, dal direttore artistico ai facchini, ai tecnici e alla sicurezza, svolgono al top il loro lavoro.

Tra i tuoi tanti lavori troviamo molti documentari su Bergamo. Uno mi ha colpito in particolare: quello dedicato alla figura di Nino Zucchelli. Come mai questa scelta particolare, tra l'altro autoprodotta dal tuo studio, l'Orion produzioni?

Durante i miei studi universitari, mi sono imbattuto nel nome di questo personaggio. A quei tempi (ormai vent'anni fa) la sede di Sant'Agostino era in ristrutturazione e la chiesa di Sant'Agostino non era ancora l'attuale Aula Magna, ma avevo sentito parlare del festival di cinema che ivi si svolgeva negli anni '60.
Molti anni dopo, per caso, sono entrato in contatto con gli eredi di Nino Zucchelli. La sua vicenda mi ha toccato molto perché, nonostante la sua incredibile storia, a Bergamo nessuno dei miei coetanei lo conosceva. Quindi l'entusiasmo di raccontarla si è mischiato alla grande sfida di affrontare un viaggio nel tempo e nella storia di Bergamo, partendo dal dopoguerra fino ai giorni nostri, attraverso il filtro della citazione iniziale e arrivando, con il passaggio generazionale, a riesumare la sua storia, una storia che non deve essere dimenticata.
E' un film in cui ho avuto la fortuna di girare in luoghi esclusivi e sconosciuti e ho avuto il privilegio di intervistare tra gli altri: Trento Longaretti, Bruno Bozzetto, Vittorio Feltri, Amedeo Pieragostini, in arte Mirando Haz, Roberto Previtali, Umberto Zanetti, grandi artisti e operatori culturali.
Sono grato agli eredi Zucchelli per aver avuto fiducia in me e li ringrazio anche per aver organizzato la proiezione del film al Teatro Ariston di Sanremo, da dove partirà il nuovo documentario "Noi Siamo Nino". Ma per ora niente news…

Tu sei molto legato al dialetto, alla cultura e all'antropologia bergamasca, tanto che ora stai collaborando in questo senso con diverse istituzioni della Lombardia. Potresti spiegare ai nostri lettori esattamente cosa stai facendo?

Da diversi anni faccio parte dell'èquipe di ricerca dell' Associazione Bossico Borgo Turistico Diffuso per progetti realizzati con il coordinamento scientifico della prof. Burini dell' Università di Bergamo. Mi occupo di produrre storytelling a proposito della conservazione del sapere, in ambito antropologico e turistico.
La missione è quella di conservare la cultura tradizionale, raccogliere testimonianze dirette per creare un archivio dei saperi e innescare una nuova sensibilità anche in ambito turistico, in modo che il visitatore abbia qualcosa in più da portarsi a casa. Per farlo ci siamo messi ad ascoltare gli anziani dei paesi delle terre alte del Sebino e abbiamo incontrato anche qualche giovane: è bello e utile tramandare gli antichi saperi alle nuove generazioni.

I tuoi genitori sono originari di Nola e hai prodotto un documentario proprio su questa città: Il ballo dei Giganti di Nola, talmente apprezzato che viene studiato anche negli Stati Uniti. Quanto è fondamentale per te lasciare questo tipo di memorie immaginifiche?

Ho avuto il destino di essere un "figlio di emigrati" o "una seconda generazione".
I miei sono venuti a Bergamo negli anni '70; sono cresciuto tra Seriate e Torre Boldone. Tutta la mia famiglia è di origine campana. Mi sono sempre sentito come una canzone degli Almamegretta che dice "o' sciore cchiù felice è o' sciore senza radice".
Questa "doppia assenza", e come me credo molti figli di emigrati, ti fa vedere il contesto in cui si vive con gli occhi dell'altro, attraverso un gioco di specchi che mostra l'interezza identitaria del popolo attraverso le sue feste, le sue canzoni, il suo cibo.
Ho iniziato a giocare con la telecamera in prima media, con i Vhs; poi ho fatto "il ragazzo di bottega" per anni, anche in proprio, in un negozio di fotografia. Chissà, forse proprio perché inconsciamente volevo raccontare per immagini la "Festa dei Gigli di Nola in onore di San Paolino".
E con i miei figli, raccontando questa doppia migrazione, ho avuto l'occasione di girare, con capitali privati e soprattutto grazie all'imprenditore Pasquale Coppola. Ho iniziato nel 2013 e finito nel 2015. Il docufilm è entrato nei circuiti universitari a New York, nel dipartimento di folklorismo (anche perché è una Festa Popolare migrante e si festeggia anche la Madonna del Carmine a Brooklyn) e credo che quest'anno avrò l'occasione di organizzare una proiezione a sorpresa…stay tuned!

Una tua chimera?

E' appena iniziata: la Orion Video Magic School.
Dopo anni "sugli scudi" per produrre film, videoclip, laboratori e dirette streaming, ho maturato l'idea di mettere a disposizione il saper fare del mio studio e virare verso l'industria dei sentimenti, delle emozioni e della creatività, in un mondo che è sempre più orientato all'Intelligenza Artificiale. Credo che prendersi cura delle Emozioni Umane, soprattutto dei nostri adolescenti nell'epoca post-Covid, sia ciò che uno studio con esperienza decennale sia chiamato a fare.
Se non ora quando?

E ora le "Bergamodomande"
Da regista, come vivi tu Bergamo?

Bergamo è una città fantastica in cui vivere. Rispondendo alla tua domanda, vado spesso in Città Alta, dove amo perdermi nei vicoletti o tra le scalette o sulle mura. D'altronde proprio nel parco di Sant'Agostino, il mio luogo del cuore, ho incontrato colei che mi ha fulminato e che ora è mia moglie e la madre dei miei figli.

Un luogo orobico che ti affascina particolarmente per le tue riprese?

Il lago d'Iseo è certamente il mio preferito e sicuramente il mio luogo preferito è anche Bossico, con i suoi declivi e quella meravigliosa sensazione di essere tra cielo e terra.

Visto che ami i dialetti, cosa ti piace di più di quello bergamasco?

Il dialetto bergamasco è pragmatico, è musicale, contiene tantissime vocali ed espressioni che derivano dalla saggezza popolare, pastorale e contadina.
Uno su tutti "Solć e amìs i è la metà de quel ch'i dìs."

Grazie per la chiacchierata, Antonio!
Potete trovare Antonio su:

Facebook: https://www.facebook.com/antonio.iorion
Instagram: https://www.instagram.com/orion_n_soci/
You Tube: @AntonioIorioOrion
linkedin: https://www.linkedin.com/in/antonioiorion/
Tik Tok: @Antonioiorion

Articolo scritto da Arianna Trusgnach per Chèi de Bèrghem
Trovi il Chèi de Bèrghem su Facebook, Instagram e Twitter
Vuoi sostenere il progetto "Chèi de Bèrghem?"
Compra i nostri gadget qui: https://www.redbubble.com/people/cheideberghem/explore

Condividi l'articolo
Lascia un commento

Sei uno di noi? Diffondi la BergamaschicitàVisita lo shop